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Pietracupa

PIETRACUPA open data


Per chi arriva a Pietracupa l’imponente masso roccioso a cui si aggrappa l’abitato genera una sensazione di inquietudine, ma man mano che si sale la ripida scalinata che porta verso la parte alta dell’abitato l’inquietudine lascia spazio allo stupore.
Lo stupore nel vedere con quanta abilità  l’uomo, nel corso dei secoli, è riuscito a modellare la roccia ricavandone grotte e spazi che nel tempo hanno assunto diverse funzioni, fra queste fanno la loro comparsa nella parte sommitale della “Morgia” (così il masso roccioso viene definito dagli abitanti) la chiesa rupestre e al di sopra la chiesa di Sant’Antonio Abate.
L’accesso alla chiesa rupestre avviene tramite un angusta porticina che si incontra lungo la scalinata. Il piccolo atrio di ingresso obbliga immediatamente lo sguardo a voltarsi sulla destra e la scena che si presenta ai visitatori è difficilmente descrivibile; una grotta ipogea, di notevoli dimensioni e di forma circolare che accoglie nello spazio centrale un altare rudimentale ricavato dal palmento di un vecchio mulino del paese. Intorno all’altare e al piccolo crocifisso ligneo del 1500, sospeso nel vuoto al di sopra dell’altare stesso, si stringono secondo cerchi concentrici piccole sedute in legno, a voler sottolineare in maniera ancora più forte il senso di raccoglimento e di meditazione di questo luogo così speciale.
La chiesa rupestre, da molti ricordata come la “chiesa vecchia” nel tempo è stata adibita ad usi diversi. Risalente, con molta probabilità  al VI Secolo, faceva parte di un cenobio, divenne poi un posto di guardia, un carcere e addirittura un magazzino e un rifugio bellico durante la seconda guerra mondiale.
Al di sopra della chiesa ipogea, nel corso del 1600 venne realizzata la chiesa di Sant’Antonio Abate. A pianta rettangolare il pavimento è stato realizzato direttamente sulla roccia, mentre sulle pareti si alternano massi di roccia a murature in pietra calcarea che insieme conformano lo spazio interno. Le pareti, un tempo ricoperte dall’intonaco e in alcune zone da affreschi, conservano oggi pochissime tracce di colore, lasciano, invece, alla vista di tutti il lavoro sapiente dell’uomo che è riuscito con gesti semplici a fondere l’artefatto umano con l’elemento naturale.
La chiesa è divisa in tre navate da due file di pilastri in pietra ed ha una copertura a capriate lignee. Priva di particolari apparati decorativi, ciò che colpisce è la sua purezza e la sua “crudezza” costruttiva, nell’atto quasi di imitare il senso di raccoglimento del luogo sacro posto immediatamente al di sotto.
La chiesa fu consacrata solamente nel 1726 e fu dedicata a San’Antonio Abate; come a chiedere una protezione speciale per l’unica ricchezza posseduta dal paese, ovvero gli animali.

Arch. Giacinta Manzo


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