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Altilia, Terravecchia e Cantoni

ALTILIA open data


In molti conoscono il sito archeologico di Altilia, ma in pochi sanno che il primo insediamento sannita si colloca nel sito di Terravecchia, fondato da i Sanniti Pentri provenienti dalla Sabina, topograficamente collocato a 953 metri di altitudine dall’attuale Sepino, scelta dettata da esigenze difensive e strategiche. L’altura è compresa tra gli affluenti del fiume Tammaro ed è un’area difficilmente raggiungibile, in quanto i sentieri che portano fino lì sono percorribili esclusivamente a piedi. La difficoltà  del percorso ha comportato la scarsa conoscenza di questo importante sito archeologico. Come ricorda lo storico latino Livio (X,45), la città  fu espugnata dall’esercito romano condotto da Papirio Cursore nel 293 a.C., con conseguente trasferimento della popolazione a valle nell’attuale area di Altilia.
Saipins o Saipinon sono i nomi in lingua osca di questo sito, per indicare un recinto di legno posto lungo il tratturo per il ricovero delle greggi transumanti.
La linea del tratturo costituiva un collegamento obbligato tra il Sannio, la Puglia e la Campania.
La popolazione sannita, dopo la vittoria dei Romani, si riversò in pianura costituendo un nuovo nucleo abitativo, legato alla viabilità  di fondovalle del tratturo Pescasseroli-Candela e alla strada che scende dal Matese verso la fascia costiera, tracciando un incrocio tra due strade principali, il cardo maximus e il decumanus maximus, utilizzato per la transumanza che era la principale attività economica della zona. Questo tracciato prende il nome di Via Minucia e collegava Isernia, Bojano e Sepino.
Saepinum (Altilia) nasce a cavallo del percorso del tratturo e, all’incrocio delle due strade principali, si realizzò la ricostruzione edilizia di età augustea, periodo che costituì una tappa fondamentale nello sviluppo sociale ed economico del municipio romano. Di questo periodo si possono ammirare all’esterno di Porta Bojano, i resti del mausoleo dei Numisi il cui titolare era Publio Numisio Ligo, mentre all’esterno di Porta Benevento vi è un mausoleo cilindrico su basamento quadrato dedicato a Ennio Caio Marso. La posizione delle tombe poste fuori delle mura era tipica degli insediamenti romani.
Tra le altre cose, perfettamente conservate, vi sono: il Foro con i resti della Basilica, il Decumano, le Terme, il Teatro e la cinta muraria con parti delle torri difensive.
Intorno al IX secolo il centro fu abbandonato in seguito ad un saccheggio da parte dei Saraceni.
Saepinum fu denominata Altilia agli inizi del XII secolo, menzionata in una leggenda legata a Carlo Magno, il quale si recò in Italia per respingere l’invasione saracena: in un racconto scritto prima della III crociata del 1191, intitolato Otinel è indicata una “località  della Longobardia”, con il nome di Atilie o Hatelie.
Ovviamente in un’area così importante non poteva mancare un luogo di culto: il santuario italico nella località  Cantoni (Sepino) è oggetto di una delle ricerche di maggiore interesse tra quelle attualmente in corso in Molise. La monumentalità  della struttura e la ricchezza dei materiali che lo scavo sta restituendo, fanno sì che il santuario si collochi tra i maggiori luoghi di culto del Sannio antico.
Il santuario si colloca a metà  strada tra Altilia e Terravecchia e il culto sembra incentrarsi su una figura femminile, nota come Mefite, che tutelava la sfera della maternità  e degli affetti domestici.
Lo studio dell’area non ha ancora chiarito i motivi del definitivo abbandono, che potrebbero essere ricercati in un rovinoso evento sismico che avrebbe danneggiato in modo irreparabile le strutture. L’origine della denominazione dell’area, appunto San Pietro, resta tuttora incerta, ma probabilmente l’area fu denominata così dal nome del titolare del culto cristiano.
La visita di questi luoghi antichi non dovrebbe escludere nessuno dei tre siti, in quanto le storie di San Pietro dei Cantoni, Altilia e Terravecchia si integrano e si intrecciano indissolubilmente in ogni epoca storica: se da una parte la scoperta e lo studio in itinere dell’area di San Pietro dei Cantoni rappresenta un evento eccezionale, volto alla valorizzazione di tutta l’area, aggiungendo un grande significato a tutta la storia molisana, dall’altra troviamo una grave emergenza archeologica, rappresentata da Terravecchia, abbandonata e destinata al crollo delle strutture permanenti.
Paola Ferrante
Dottoressa in Lettere e Beni Culturali
paula831@virgilio.it

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